A cosa può servire un periodico online del PD?
La nostra scommessa può essere raccolta dentro il proposito di fare i conti con un luogo comune e con una formula retorica. Il luogo comune è quello secondo il quale al PD difetterebbe una riconoscibile identità. La formula retorica è quella del partito plurale. Intendiamoci: l’uno (il luogo comune) e l’altra (la retorica) evocano problemi reali e complessi che certo non abbiamo la pretesa di sciogliere noi. Solo vorremmo dare un piccolo contributo a quanti, investiti di più responsabilità, sono chiamati a risolverli.
Identità è parola abusata, talvolta equivoca, in qualche caso insidiosa. Quando la si scomoda a proposito del PD e di sue vere o presunte insufficienze è per invocare un suo più chiaro profilo politico-culturale. Un’esigenza giusta, se si considerano tre elementi: l’identità di un partito non si risolve nella sua “carta dei principi” (il PD la stilò diligentemente all’atto della sua fondazione) ma si forgia dentro l’azione politica; nel caso specifico del PD l’identità non può essere desunta dal passato ma va declinata ed elaborata al futuro (essa coincide con il suo progetto e la sua missione, riconducibile semmai a un’interpretazione pregnante della sigla “democratica”); le ascendenze storico-ideologiche del PD, il patrimonio delle tradizioni in esso confluite (preziose, ma anch’esse non esaustive, da arricchire con “cose nuove”) sono molteplici, appunto plurali. Si innesta qui il tema del partito plurale. Tema effettivamente cruciale per il PD, in chiave culturale e organizzativa, per la propria rappresentanza e per la propria auto-rappresentazione.
Tutte queste avvertenze anziché inibire all’opposto stimolano la ricerca di una cultura politica comune, di una visione espressiva di una sintesi nuova, ricca e aperta, che faccia da bussola sicura alla nostra azione, che ci doti di quello “sguardo lungo” che vistosamente difetta alla politica italiana di oggi. Lo sguardo che, evocando gli ultimi scritti di Padoa Schioppa, Bersani domanda a se stesso e al PD.
Il nostro periodico è solo un piccolo, limitato strumento a servizio di tale ricerca comune. Esso consapevolmente s’inscrive nel quadro delle tante iniziative in capo al PD e alle sue articolazioni. Il proposito è quello di ritagliarsi una sua specifica funzione e, si spera, una sua utilità. In prima approssimazione quel suo “specifico” dovrebbe situarsi sul terreno della cultura politica, cioè dell’approfondimento delle idee che ispirano e orientano l’azione. Un terreno che non interferisce né con gli indirizzi più ravvicinati della politica di partito (di competenza degli organi di direzione politica del partito), ma che neppure insegue le molteplici ricette programmatiche (il PD dispone di dipartimenti tematici e di forum a ciò deputati). Il terreno che vorremmo esplorare è piuttosto quello della ricerca dei paradigmi, della battaglia delle idee. Protesi a una sintesi, ma aperta a diverse sensibilità.
Per non stare sul generico, facciamo qualche esempio. Penso all’attenzione da riservare alle elaborazioni in corso tra le forze politiche riformiste e progressiste in Europa e negli Usa; alla ripresa critica del progetto europeo, la cui impasse non ci autorizza alla resa ma appunto a un rilancio su basi nuove; alle riforme ma anche e forse soprattutto all’attuazione del dettato costituzionale, un profilo, quello dell’attuazione, curiosamente trascurato; alle scuole e al pensiero economico che forse non è estraneo alla crisi finanziaria internazionale; al lavoro che manca e al lavoro che cambia, ma anche al suo senso-valore umano e al posto che gli spetta nella società; a una concezione positiva della laicità intesa come opportunità d’incontro fecondo tra culture ed esperienze religiose al plurale. Sono solo alcune delle aree tematiche meritevoli di uno scavo e di un confronto.
Chi, tra noi, ha più dimestichezza con gli strumenti della rete ci ha fatto osservare che essa contempla ed esige un suo specifico linguaggio, che non si deve fare un periodico online con formula identica a quella di una rivista classica su carta. Cercheremo di tenere in conto tale suggerimento. Senza tuttavia rinunciare all’ambizione di farne uno strumento sì agile ma di riflessione, che comporta qualche sforzo e una certa concentrazione. Convinti come siamo che le idee valgono anche per quello che costano.