Uguaglianza, libertà, differenza, tre concetti, intimamente connessi tra loro, per rifondare la nostra democrazia.
Non si è uguali se non si è liberi, non c'è uguaglianza sostanziale senza il riconoscimento della diversità dell'altro. I movimenti femminili e gli women's studies hanno insegnato molto al riguardo.
Uguali a chi? Era la domanda delle donne negli anni 70. E oggi è più che mai attuale per "rianimare" la democrazia la necessità di costituire uno spazio veramente comune in cui l'eguaglianza dei diritti e delle opportunità preservi la differenza delle identità personali a partire dall'irriducibile dialettica uomo/donna.
E' questa la grande sfida per una politica moderna che sappia interpretare e aggiornare
i processi emancipatori e di liberazione, storicamente costitutivi dei partiti di centro sinistra. L'attualità della nostra bella Costituzione, frutto dell'incontro fra tre grandi correnti politiche e ideali, d’ispirazione cattolica/democratica, social/comunista e liberal/democratica, ci indica il terreno sul quale agire questa politica soprattutto nell'articolo 3. In quest'ultimo, mettendo insieme il principio dell'eguaglianza formale e quello di eguaglianza sostanziale con il concetto di pari dignità sociale, si manifesta il valore delle differenze che non possono giustificare condizioni di sopraffazione e discriminazioni e si assegna alla Repubblica e dunque a tutti noi e non solo alle istituzioni, il compito di rimuovere gli ostacoli per consentire il pieno sviluppo delle persone. La nostra Costituzione realizza dunque la saldatura tra l'apparente contraddizione tra eguaglianza e differenza attraverso il riconoscimento delle pari dignità.
L'evoluzione storica della nostra legislazione "al femminile", sempre preceduta da battaglie sindacali, parlamentari e dei movimenti, è emblematica della continua tensione tra universalità dei diritti, concretezza delle singole tutele e creazione di sistemi lavorativi, economici, sociali dove far convivere le differenze. Alcuni esempi: " Divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio", "Azioni positive per la realizzazione della parità uomo/donna. Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città". Attraverso queste tre leggi del 63, del 91 e del 2000 riflettiamo sul percorso: dalla costruzione di condizioni di eguaglianza alla rimozione degli impedimenti per la realizzazione sostanziale delle pari opportunità fino alla promozione di contesti in cui gli uomini e le donne, pur diversi, contribuiscono con pari dignità allo sviluppo umano e sociale.
Negli ultimi anni è sembrata affievolirsi questa spinta al progresso delle persone secondo i dettami della nostra Costituzione che non è solo rispetto delle regole, ma continuo pathos per la democrazia.
Crisi della democrazia accompagnata da gravi difficoltà economiche e sociali, sono le caratteristiche amare del tempo che viviamo. E dunque per rilanciare il nostro ideale democratico bisogna ripartire dalla concretezza delle situazioni. Le condizioni delle madri sole con figli, delle giovani donne del Sud che non trovano uno sbocco occupazionale pur avendo studiato, delle neo mamme che lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio, delle anziane con pensioni al limite della sussistenza, di quante soffrono di discriminazioni salariali e di poche opportunità di carriera sono lo specchio della realtà odierna. Che è afflitta da problemi generali come la mancata crescita economica, la difficoltà di trovare lavoro per i giovani, l'assenza di mobilità sociale, le arretratezze di alcune zone del paese. Per trovare soluzioni economiche, legislative, contrattuali occorre impostare bene i problemi prendendo esempio e spunto dalle battaglie culturali e civili delle donne nel nostro paese. Una politica di sistema, che dia prospettive di emancipazione ai singoli nella loro irriducibile individualità, di libertà di essere e non solo di avere e che riprenda allo stesso tempo percorsi collettivi di equità e giustizia sociale anche rispetto alle differenze territoriali. Recuperando idee forti come dignità, bene comune, virtù civiche, etica pubblica, come ha testimoniato anche la manifestazione delle donne del 13 febbraio scorso.
E' necessario riferirsi a una dimensione radicale della democrazia, la partecipazione dal basso e un agire politico che sia in continuo "ascolto", riaccendendo lo spirito ricostruttivo dei nostri padri e delle nostre madri alla nascita della Repubblica.