Edoardo Patriarca  
È segretario del Comitato promotore delle Settimane sociali dei cattolici italiani

La nuova agenda dei cattolici in politica

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Prima, e dopo Todi, si è ridata voce al ruolo del laicato cattolico, alla prospettiva di una presenza più decisa nella politica e più in generale nell’assunzione di nuove responsabilità pubbliche. Un evento – quello di Todi - forse “montato”oltre il dovuto dai media. Ma non voglio soffermarmi sul seminario di Todi, già commentato da molti e dagli stessi organizzatori. Mi interessa mettere a fuoco qualche elemento di analisi e di riflessione sull’auspicata discesa in campo dei cattolici, sospinta anche dalle ripetute dichiarazioni di Papa Benedetto XVI.

Vale la pena ricordare l’esperienza della Settimana sociale di Reggio Calabria - durata due anni di preparazione - che ha comportato una operazione di ascolto e discernimento partecipata, popolare, diffusa su tutto il territorio nazionale. L’agenda di Reggio Calabria è stata scelta tra decine e decine di agende via via scritte nei territori e dall’associazionismo cattolico. Questo solo per evidenziare che una operazione di partecipazione e di deliberazione collettiva la si può approntare per davvero, non appartiene al libro dei sogni o alle teorie politiche sulla democrazia e sulla partecipazione popolare.

Ma cosa è accaduto in questi decenni nel mondo cattolico associato, sopratutto dopo la scomparsa della Dc e la discesa in campo di Silvio Berlusconi? Non voglio partire troppo da lontano, ma qualche considerazione vale la pena farla. Lo scompaginamento politico del mondo cattolico prodotto dalla fine della DC condurrà la gran parte di esso a schierarsi nelle file di Forza Italia, a fronte di un Pds aggrappato ad una linea “neo frontista” che porterà alla vittoria di Berlusconi. La prima esperienza di Prodi segnerà una ripresa di impegno politico dei cattolici nel centrosinistra: una esperienza diffusa che mobiliterà, in forme più o meno ufficiali, l’associazionismo sociale di area cattolica. Una stagione di speranza presto archiviata: la fine disastrosa dell’Ulivo indurrà il reinserramento del laicato cattolico orientato a sinistra nell’impegno sociale e culturale, mentre nel centrodestra si consumerà, sotto il segno dell’irrilevanza, la presenza di Comunione e liberazione e del suo braccio operativo di Compagnia delle opere.

Nel decennio novanta la stagione sociale dei cattolici mostra una forte leadership, una stagione poco studiata ma che reputo assi feconda, rafforzata, peraltro dalla Presidenza della Cei del Cardinale Ruini. Sono gli anni in cui nasce il Forum del terzo settore, Banca etica, si consolida un pensiero economico non profit, si gestisce e si “modera” il movimento della pace allora assai vivace. Una intera generazione ha vissuto la propria vocazione politica nella infrastrutturazione sociale del nostro Paese mostrando una capacità di proposta e di “egemonia culturale” diffusa su tutto il territorio nazionale. Il mondo sociale cattolico è costituito da una rete popolare imponente, un bene per il Paese, come spesso ha ricordato il Presidente Napolitano. Altre ve ne sono, certo, ma non così diffuse e radicate, spesso mal connesse tra loro: la sfida affidata al Forum del Terzo settore nel lontano 1997, in questo senso, è parzialmente fallita.

Non v’è dubbio che nell’era del bipolarismo muscolare la “terzietà” è stata gestita con fatica, anche per la propensione di molta parte delle gerarchie cattoliche a schierarsi tacitamente con il centrodestra. La battaglia referendaria per la difesa della legge 40, come pure il family day, sono due eventi che raccontano di questo affidamento al centrodestra, mal corrisposto soprattutto per quanto riguarda le politiche della famiglia e il sostegno alle scuole paritarie.

Nel frattempo l’impegno sociale ha allontanato vaste porzioni del laicato cattolico dai partiti e dalla politica agita nelle istituzioni, e il timore di divisioni interne alla comunità ecclesiale hanno portato una intera generazione di laici credenti ad abbandonare a se stessa la politica. Rimosse dalla geografia ecclesiale le vocazioni alla politica, espunte e messe da parte, i laici interpellati e chiamati alla testimonianza pubblica sono stati soprattutto quelli provenienti dal mondo universitario, sociale e del lavoro. Si è dismessa l’elaborazione di nuova cultura politica, dismessi i corsi di dottrina sociale e le scuole di formazioni alla politica.

E siamo arrivati ad oggi, con segnali di ripresa assai interessanti. Il tempo che abbiamo davanti costringe a rimettersi in cammino. Qual è il contributo che potranno dare i cattolici, quelli che hanno deciso di impegnarsi nel centrosinistra, in particolare nel Pd? Provo a proporre alcuni pensieri.
Vi è urgenza di una rideclinazione di alcune parole-chiave che in questi decenni hanno modificato il loro significato. È la ricerca che traspare dagli interventi di Papa Benedetto XVI nei discorsi tenuti durante i suoi viaggi in Europa, in particolare in Inghilterra e in Germania. Ne accenno solo alcune.

E la prima da mettere in agenda è libertà, libertà per i giovani sopratutto, e per le donne; libertà tradita in un paese corporativo, bloccato da una apparato amministrativo mastodontico che il federalismo rischia di moltiplicare; paese socialmente immobile e ingiusto. La libertà non è una parola di destra. Si potrà mettere in un programma politico l’impegno alla “liberazione” delle vocazioni personali e comunitarie, compresa la libertà di intrapresa?

La Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae potrebbe venire in aiuto ai cattolici che volessero lavorare in questa direzione: testo sconosciuto e poco frequentato. Va da sé che la parola libertà va coniugata con responsabilità, libertà con e per gli altri. Nulla a che vedere con il liberismo, con il libertinaggio, con la irresponsabilità verso i beni comuni, beni da saccheggiare in nome di una malintesa libertà.

Una seconda parola da collocare in agenda è democrazia, anch’essa messa sugli altari del politichese retorico e senza contenuti, incapace di misurarsi con le società complesse. L’interrogazione sulla qualità e sui fondamenti di una democrazia sono stati rimossi nel dibattito pubblico, anche nel Pd: la questione primarie è certo importante ma non basta, perché la democrazia vive dentro i partiti malamente, e non a caso i giovani alla Settimana sociale di Reggio Calabria lo hanno evidenziato chiedendo ai partiti, partecipazione, accesso e più trasparenza. Ma la democrazia dei partiti non basta più. Va presa in carico la qualità della democrazia che vive e si esprime anche nella buona società civile. Una nuova infrastrutturazione democratica chiede una maturazione dei soggetti sociali che va curata, sostenuta senza agire alcuna tentazione egemonica o la riedizione di nuovi collateralismi. A più soggetti e più istituzioni civili presenti nello spazio pubblico, corrisponde più democrazia e più partecipazione.

Aggiungerei che accanto alla democrazia partecipata va sostenuta anche quella deliberante ovvero capace di prendere decisioni condivise. Educare ad una cittadinanza della decisione democratica a me pare una questione ineludibile: più si è capaci di decisione e più si attivano processi di responsabilità civile e di rendicontazione diffusi. La democrazia non è una passeggiata. Proporre il bene comune costa. I leader cattolici, e non solo loro, che hanno vissuto l’impegno politico della decisione hanno impresso nei loro volti l’inquietudine per le scelte fatte, la fatica dell’argomentare con verità, la difficile gestione del conflitto. I sorrisi a 24 carati non li hanno mai mostrati, semmai hanno comunicato quella serenità interiore che nasce dall’aver fatto il proprio dovere.

Infine, nella democrazia decidente ci sta la ripresa anche della stagione dei doveri. I doveri inderogabili sono parte della nostra Carta, e sono alla base dei diritti. Un partito davvero riformatore credo debba rimettere in piedi anche una agenda dei doveri. Dovere richiama responsabilità, responsabilità e obbligo morale all’impegno per gli altri, per la giustizia e la pace, come ci ricordano la Dottrina sociale della Chiesa e la nostra Carta costituzionale.
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