Il Sessantotto realizzato da Mediaset ovvero il conflitto di disinteresse e inoltre la Grande Rimozione della Vittima in un Dialogo agli Inferi fra Machiavelli e il Tenerissimo
(con l'aurorizzazione dell’autore, pubblichiamo un estratto dell’ultimo libro di Valerio Magrelli,
IL TENERISSIMO. Eccomi finalmente ricaricato a dovere. Vi ascolto.
MACHIAVELLI. Stavo parlandovi di un sotterfugio molto simile al gioco delle tre carte. Ebbene, notate cosa è accaduto in questi ultimi decenni: si è cominciato a considerare il calcio, e lo sport in generale, come se fosse un fenomeno culturale, riferendosi all’uso estremamente ampio che questo termine poteva avere per un antropologo, includendo cioè al suo interno tanto le usanze funebri quanto le pratiche alimentari. Una volta che tale abitudine linguistica ha attecchito, una volta che il concetto è stato sdoganato, si è tornati ad usare il termine “cultura” nell’accezione più tradizionale. E giù, onorificenze di ogni tipo a presidenti di club e calciatori.
IL TENERISSIMO. Niente di più semplice.
MACHIAVELLI. Semplice? Più che semplice, truffaldino. Il fatto è che, a ben vedere, la dogana è stata tranquillamente aggirata; siamo anzi al contrabbando vero e proprio. E questo sempre e soltanto per far sì che il mercato possa accaparrarsi tutto. Vedi le analoghe, smodate ambizioni della musica commerciale, il suo ardente desiderio di essere eseguita nelle sale da concerti. Da tale celebrazione dell'esistente, trapela una sollecitudine sospetta, un dubbio zelo di legittimazione. Ma non gli basta un giro di milioni? No, vogliono anche i titoli nobiliari.
Tutto ciò mi ricorda una scena di Miseria e nobiltà. La conferenza diventa Lectio magistralis, l’applauso si muta in Standing ovation, la qualita si traduce in Eccellenza. E’ come volere farsi belli, ma conservando tuttavia una fame di superlativo assoluto, un appetito da cafoni, sorpresi con gli spaghetti che sbucano dalle tasche.
IL TENERISSIMO. Vi capisco, sì, ma fino a un certo punto. Così, voi rifiutate ogni opera d’arte moderna. Non potete negare la bellezza di Bob Dylan o dei Beatles.
MACHIAVELLI. Vi risponderò con un aneddoto. Dopo un concerto pianistico interamente dedicato a Johann Sebastian Bach, Ramin Bahrami offre come ultimo bis una canzone di Frank Sinatra. Cercherò di spiegare il mio disgusto. Non sto a descrivere l’imbarazzante abisso percettivo e conoscitivo che separa uno fra i massimi coronamenti del pensiero umano come L’arte della fuga, dalla desolata povertà mentale di un qualsiasi prodotto di consumo (abisso che mi ha ricordato quel proverbio in cui si parla di “portare un cane in chiesa”). Il fatto è che il rapporto fra cultura e mercato risulta ormai falsato dai sempre più frequenti riconoscimenti che la prima concede al secondo per un malriposto spirito di convenienza.
IL TENERISSIMO. Cioè?
MACHIAVELLI. E’ inutile donare a man bassa lauree honoris causa a sarti e motociclisti: questa miserabile liquidazione di un potere intellettuale conquistato dopo secoli di lavoro, non sortirà alcun effetto, oltre a quello di una immedicabile umiliazione. Inutile sperare in un compenso: avete mai visto un rettore a una sfilata di moda o nei box di qualche Grand Prix? Come in ogni forma di prostituzione, il punto non è evitare di vendersi, ma di svendersi.
IL TENERISSIMO. Caspita! Siete rimasto al paleolitico!
MACHIAVELLI. E me ne vanto. Proverò a spiegarlo in altri termini: tutto gira intorno al frenetico desiderio di innalzare alla sfera dell’arte, le più basse attività di fruizione quotidiana. Musei del fumetto, Enciclopedie della tv, Archivi del cartone animato. Mi viene in mente l’immagine di una donna attempata che cerchi di piacere al suo gigolò, o viceversa quella di un anziano sedotto e abbandonato, come l’eroe del film L’angelo azzurro. Professori che discettano sul cantante rock seduto alla loro destra, lusingatissimo dalla situazione: “Ma allora l’università non è inaccessibile!”
In effetti, lo è stata per quasi un millennio, e il suo prestigio proveniva appunto da tale inaccessibilità, ossia dalla pretesa di richiedere uno sforzo profondo e educativo. Oggi, invece, siamo ai saldi di fine stagione. Todos caballeros! Così, però, si sperpera un inestimabile patrimonio di autorevolezza, correndo dietro al miraggio di un guadagno soltanto immaginario.
IL TENERISSIMO. A questo punto, starvi dietro è impossibile.
MACHIAVELLI. E c’è dell’altro. Cambiamo per un attimo terreno, e veniamo alla letteratura.
IL TENERISSIMO. Con molto piacere.
MACHIAVELLI. Tempo fa Tiziano Scarpa ha giustamente ricordato come la recensione sia un genere letterario che prevede l’incontro tra un lettore professionista e uno scrittore. Purtroppo oggi, dai giornali ai blog, in cui imperversano lettori improvvisati, assistiamo invece allo smantellamento del concetto stesso di autorevolezza. La funzione del critico consiste nel fare da filtro; se il filtro viene meno, andiamo in dialisi. E’ ciò che sta accadendo: una gara al ribasso tra i più prestigiosi editori italiani. Dalla Rizzoli, che ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno con una collana che affidava le prefazioni di grandi autori della letteratura italiana a dei cantautori (Vinicio Capossela sulle Rime di Michelangelo!), alla Feltrinelli (che ha pubblicato le poesie di Villon con una “prefazione” di Fabrizio De André!), per finire con l’Einaudi (che ha scelto come testimonial, per la manchette pubblicitaria di un romanzo, una comica televisiva!).
IL TENERISSIMO. Ma sono solo espedienti, buoni per attirare giovani lettori; possibile che non lo comprendiate?
MACHIAVELLI. Permettete che replichi con una domanda: per visitare il Louvre, chi scegliereste come guida, un chitarrista o uno storico dell’arte?
IL TENERISSIMO. Non avete neanche un briciolo di elasticità!
MACHIAVELLI. Altro che elasticità: qui stiamo subendo un fenomeno di delegittimazione della funzione critica, tipico del presente berlusconizzato. Direi che la Gelmini va esattamente nella stessa direzione degli editori citati.
IL TENERISSIMO. Avete per caso mai sentito parlare di accesso alla cultura delle masse?
MACHIAVELLI. Certo, e proprio per questo ritengo che si debbano preservare e sviluppare competenze specifiche.
IL TENERISSIMO. Questione di punti di vista.
MACHIAVELLI. Sì, ma intanto l’università pubblica è stata messa alla gogna, a tutto vantaggio della comunicazione televisiva.
IL TENERISSIMO. Tema sacrosanto, ma abbastanza abusato, ne converrete.
MACHIAVELLI. Allora ve lo ripropongo in poesia. L’ho letta in una rivista. Che ne dite?
IL TENERISSIMO. Avanti!
MACHIAVELLI. Si tratta di un acrostico, cioè un componimento in cui le lettere iniziali dei versi, lette dall'alto in basso, formano una parola o una frase.
IL TENERISSIMO. Fin qui ci arrivo anch’io.
MACHIAVELLI. Me ne compiaccio. Ecco il testo:
Allegria! (di naufragi) ovvero Le ceneri di Mike.
Niente funerali di Stato per Edoardo Sanguineti
A Andrea Cortellessa
Mi sembrava di dover celebrare una morte,
Invece sono qui a piangerne due;
Kyrie eleison per l’Università
E per l’alfiere della sua alterità.
Bello non era. Un Bronzo di Riace,
Ostentava: “Dei due, quello che più vi piace”.
Nell’Aula Magna della Sapienza
Guizzava in libertà la sua sapienza,
Innesto dello Studio sull’amata Poesia,
Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia.
Ripeto: oggi perdiamo sia lui, sia l’Accademia,
Nel Tele-Mondo che ad un Professore
Ormai antepone un Dio-presentatore.
IL TENERISSIMO. Rimango un po’ spaesato, ve lo confesso. Anche perché ho sempre avuto una certa simpatia per Mike Bongiorno, tanto più negli ultimi anni, quando la sua vecchiaia ha conosciuto un’inattesa, incantevole vena di autoironia.
MACHIAVELLI. Non ci riuscite proprio, a smentire il vostro soprannome…
IL TENERISSIMO. Insomma, un attacco del genere mi sembra francamente spropositato.
MACHIAVELLI. Spropositato? Ma non afferrate la gravità della situazione? I Funerali di Stato decretati in onore di Mike, vanno considerati alla stregua di una pura e semplice ignominia. Se il 29 maggio 1453 segnò la caduta dell’impero romano d’Oriente, il 12 settembre 2009 rappresenta la capitolazione intellettuale e morale delle istituzioni italiane. Per dirla con un’espressione coniata dai francesi, siamo di fronte a un’autentica Chernobyl culturale.
IL TENERISSIMO. Tombola!
MACHIAVELLI. Il perché è presto detto: in un paese che attinge ministri fra modelle di calendari, eurodeputati fra conduttrici tv, conferenzieri fra cantanti di night (e il ricordo indelebile corre a Franco Califano, acclamato ospite di una prestigiosa università romana), c’è da aspettarsi di tutto.
IL TENERISSIMO. Ma in definitiva, Bongiorno era un semplice professionista che svolgeva il suo lavoro onestamente.
MACHIAVELLI. Nessuno ne mette in dubbio le capacità di operatore dell’intrattenimento. Il punto è un altro: come mai le autorità hanno deciso di preferirlo a eroi, scienziati, artisti, uomini di dottrina?
IL TENERISSIMO. Non sarà mica una ventata corporativa, la vostra?
MACHIAVELLI. E se anche fosse? Fino ad oggi, i senatori a vita si chiamavano Eugenio Montale, Rita Levi Montalcini, Mario Luzi. Adesso si è pensato a un presentatore televisivo come Mike Bongiorno. Ecco in che modo si è arrivati al “sabato nero” del 12 settembre. Accuratamente dissodato da una sinistra ansiosa di meticciato, riscoperta dei generi, livellamento fra cultura alta e bassa, il terreno è stato finalmente consegnato al suo legittimo proprietario: il padrone dei media.