Valerio Magrelli  
Docente di letteratura francese alle Università di Pisa e di Cassino

Il padrone dei media

Il titolo completo recita: “Il Sessantotto realizzato da Mediaset ovvero il conflitto di disinteresse e inoltre la Grande Rimozione della Vittima in un Dialogo agli Inferi fra Machiavelli e il Tenerissimo”. Il testo di Valerio Magrelli, di cui presentiamo un estratto – l’inizio dell’Atto terzo – ha la forma di un «dialogo con i morti»: genere letterario minore ma, come spiega l’autore, ricorrente nella cultura europea. E si capisce perché: quando la realtà compie una capriola, e si presenta quasi rovesciata, occorre procurarsi un punto di vista ben distante, per osservare il rovesciamento e non rimanerne catturati. Si guarda la vita dagli inferi, quando la vita assume connotazioni quasi infernali. Un tempo di questi meccanismi si occupava la dialettica: ma chi osa più servirsi di un simile ferro vecchio?

Hegel aveva addirittura coniato l’espressione:
die verkehrte Welt, il mondo rovesciato, e dopo di lui si sono susseguiti numerosi tentativi di rimettere il mondo sui suoi piedi, a testa in su. Con esiti, è vero, quasi sempre disastrosi. Anche di questi funesti rovesciamenti abbiamo uno specchio letterario: il geniale rivoluzionario Sigalev, nei Demoni, autore di un piano di emancipazione universale, che si conclude, ahilui, con il dispotismo illimitato.


Il fatto però che piani come quelli dell’ideologo Sigalev finiscano in malora non deve impedirci di vedere tutte le storture del nostro tempo. Un’opera di fantasia – così definisce Magrelli il suo dialoghetto, nella breve avvertenza premessa al testo – non è meno un’opera di verità. E non affronta con minore serietà, nonostante il tono leggero, il problema di cui non ci si è potuti a lungo capacitare: com’è possibile, leggiamo a un certo punto, che in un paese in declino una maggioranza di italiani progressivamente impoveritasi abbia dato convintamente il proprio voto all’uomo più ricco e più potente del paese, «il padrone dei media»? La parte del testo che pubblichiamo contiene qualche elemento di una possibile risposta.

Ma uno di essi si trova già nel lungo titolo sopra riportato: non c’è stato in Italia solo un gigantesco conflitto di interesse, mai regolato o mal regolato, c’è stato anche – e in parte c’è ancora – un altrettanto grande conflitto di disinteresse. La domanda, diviene allora, per noi: com’è possibile ricostruire un interesse, si direbbe quasi una nuova sensibilità, per la cosa pubblica, per i beni comuni, per il diritto e per i diritti di tutti?
Questo fascicolo di Tamtàm intende favorire, in tutti i suoi contributi, l’opera di ricostruzione civile del Paese che il partito democratico giudica oggi necessaria. È un’opera che passa anche per un (non facile) scioglimento del disinteresse che circonda lo stato della cultura – e in particolare dell’istruzione e della formazione.

Ed è per questo motivo che pubblichiamo il testo di uno dei nostri maggiori scrittori su questi anni. Non scomodiamo la parola «impegno», per non riaprire in forme trite e stucchevoli la questione del rapporto degli intellettuali con la realtà, ma possiamo provare a dire (con le parole di un intellettuale del nostro ‘900, che vi ha riflettuto a lungo) che ci sono stati certo tempi in cui la politicità saturava l’arte o la letteratura, fino a soffocarla, ma vengono pure tempi in cui un’insufficienza di politicità rende la letteratura vacua e oziosa. E forse è da questi ultimi tempi che dobbiamo allontanarci. Magrelli lo fa.

Nella direzione di Kant, più che di Hegel: dalla parte del «legno storto dell’umanità» che invano i Sigalev proveranno a raddrizzare, ma anche con tratti di intransigenza morale e l’invito, rivolto alla sinistra italiana, a reinventarsi «realistica, oggettiva, pragmatica», senza fuggire dinanzi ai problemi o accontentarsi di mere enunciazioni di principio.


Nel libro, l’autore si congeda dal lettore ricordando una pagina di Filippo De Pisis sulle solfatare di Pozzuoli. De Pisis vi descriveva lo spettacolo (ad uso dei turisti) del cane che, avendo respirato le esalazioni della fangaia, dapprima danza in stato di ebbrezza, poi stramazza esausto al suolo
. Una metafora del rapporto fra lo scrittore e la società: «nella figura di chi si occupa di letteratura, io non riesco a scorgere né una sentinella, né un soldato d’avanguardia, né un antesignano, né un diagnosta, ma semplicemente una cavia: il cane che cade per primo». Ma perché non pensare anche al primo che si rialza, e a come rialzare il Paese?


Il dialogo è stato completato nel giugno 2011, ma pubblicato solo a novembre. Magrelli ha fatto a tempo a inserire un Post scriptum, steso quindi a ridosso del cambio di governo e dell’uscita di scena di Berlusconi, in cui formula l’augurio che «queste pagine risultino tanto meno urgenti per il presente, quanto più istruttive per il futuro». Ecco: perché siano istruttive, bisogna pensare che l’ebbrezza passi, e che il cane e il paese si rimettano per davvero in piedi.


Massimo Adinolfi


(con l'aurorizzazione dell’autore, pubblichiamo un estratto dell’ultimo libro di Valerio Magrelli, Il sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi, Einaudi 2011)

IL TENERISSIMO. Eccomi finalmente ricaricato a dovere. Vi ascolto.

MACHIAVELLI. Stavo parlandovi di un sotterfugio molto simile al gioco delle tre carte. Ebbene, notate cosa è accaduto in questi ultimi decenni: si è cominciato a considerare il calcio, e lo sport in generale, come se fosse un fenomeno culturale, riferendosi all’uso estremamente ampio che questo termine poteva avere per un antropologo, includendo cioè al suo interno tanto le usanze funebri quanto le pratiche alimentari. Una volta che tale abitudine linguistica ha attecchito, una volta che il concetto è stato sdoganato, si è tornati ad usare il termine “cultura” nell’accezione più tradizionale. E giù, onorificenze di ogni tipo a presidenti di club e calciatori.

IL TENERISSIMO. Niente di più semplice.

MACHIAVELLI. Semplice? Più che semplice, truffaldino. Il fatto è che, a ben vedere, la dogana è stata tranquillamente aggirata; siamo anzi al contrabbando vero e proprio. E questo sempre e soltanto per far sì che il mercato possa accaparrarsi tutto. Vedi le analoghe, smodate ambizioni della musica commerciale, il suo ardente desiderio di essere eseguita nelle sale da concerti. Da tale celebrazione dell'esistente, trapela una sollecitudine sospetta, un dubbio zelo di legittimazione. Ma non gli basta un giro di milioni? No, vogliono anche i titoli nobiliari.

Tutto ciò mi ricorda una scena di Miseria e nobiltà. La conferenza diventa Lectio magistralis, l’applauso si muta in Standing ovation, la qualita si traduce in Eccellenza. E’ come volere farsi belli, ma conservando tuttavia una fame di superlativo assoluto, un appetito da cafoni, sorpresi con gli spaghetti che sbucano dalle tasche.

IL TENERISSIMO. Vi capisco, sì, ma fino a un certo punto. Così, voi rifiutate ogni opera d’arte moderna. Non potete negare la bellezza di Bob Dylan o dei Beatles.

MACHIAVELLI. Vi risponderò con un aneddoto. Dopo un concerto pianistico interamente dedicato a Johann Sebastian Bach, Ramin Bahrami offre come ultimo bis una canzone di Frank Sinatra. Cercherò di spiegare il mio disgusto. Non sto a descrivere l’imbarazzante abisso percettivo e conoscitivo che separa uno fra i massimi coronamenti del pensiero umano come L’arte della fuga, dalla desolata povertà mentale di un qualsiasi prodotto di consumo (abisso che mi ha ricordato quel proverbio in cui si parla di “portare un cane in chiesa”). Il fatto è che il rapporto fra cultura e mercato risulta ormai falsato dai sempre più frequenti riconoscimenti che la prima concede al secondo per un malriposto spirito di convenienza.

IL TENERISSIMO. Cioè?

MACHIAVELLI. E’ inutile donare a man bassa lauree honoris causa a sarti e motociclisti: questa miserabile liquidazione di un potere intellettuale conquistato dopo secoli di lavoro, non sortirà alcun effetto, oltre a quello di una immedicabile umiliazione. Inutile sperare in un compenso: avete mai visto un rettore a una sfilata di moda o nei box di qualche Grand Prix? Come in ogni forma di prostituzione, il punto non è evitare di vendersi, ma di svendersi.

IL TENERISSIMO. Caspita! Siete rimasto al paleolitico!

MACHIAVELLI. E me ne vanto. Proverò a spiegarlo in altri termini: tutto gira intorno al frenetico desiderio di innalzare alla sfera dell’arte, le più basse attività di fruizione quotidiana. Musei del fumetto, Enciclopedie della tv, Archivi del cartone animato. Mi viene in mente l’immagine di una donna attempata che cerchi di piacere al suo gigolò, o viceversa quella di un anziano sedotto e abbandonato, come l’eroe del film L’angelo azzurro. Professori che discettano sul cantante rock seduto alla loro destra, lusingatissimo dalla situazione: “Ma allora l’università non è inaccessibile!”

In effetti, lo è stata per quasi un millennio, e il suo prestigio proveniva appunto da tale inaccessibilità, ossia dalla pretesa di richiedere uno sforzo profondo e educativo. Oggi, invece, siamo ai saldi di fine stagione. Todos caballeros! Così, però, si sperpera un inestimabile patrimonio di autorevolezza, correndo dietro al miraggio di un guadagno soltanto immaginario.

IL TENERISSIMO. A questo punto, starvi dietro è impossibile.

MACHIAVELLI. E c’è dell’altro. Cambiamo per un attimo terreno, e veniamo alla letteratura.

IL TENERISSIMO. Con molto piacere.

MACHIAVELLI. Tempo fa Tiziano Scarpa ha giustamente ricordato come la recensione sia un genere letterario che prevede l’incontro tra un lettore professionista e uno scrittore. Purtroppo oggi, dai giornali ai blog, in cui imperversano lettori improvvisati, assistiamo invece allo smantellamento del concetto stesso di autorevolezza. La funzione del critico consiste nel fare da filtro; se il filtro viene meno, andiamo in dialisi. E’ ciò che sta accadendo: una gara al ribasso tra i più prestigiosi editori italiani. Dalla Rizzoli, che ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno con una collana che affidava le prefazioni di grandi autori della letteratura italiana a dei cantautori (Vinicio Capossela sulle Rime di Michelangelo!), alla Feltrinelli (che ha pubblicato le poesie di Villon con una “prefazione” di Fabrizio De André!), per finire con l’Einaudi (che ha scelto come testimonial, per la manchette pubblicitaria di un romanzo, una comica televisiva!).

IL TENERISSIMO. Ma sono solo espedienti, buoni per attirare giovani lettori; possibile che non lo comprendiate?

MACHIAVELLI. Permettete che replichi con una domanda: per visitare il Louvre, chi scegliereste come guida, un chitarrista o uno storico dell’arte?

IL TENERISSIMO. Non avete neanche un briciolo di elasticità!

MACHIAVELLI. Altro che elasticità: qui stiamo subendo un fenomeno di delegittimazione della funzione critica, tipico del presente berlusconizzato. Direi che la Gelmini va esattamente nella stessa direzione degli editori citati.

IL TENERISSIMO. Avete per caso mai sentito parlare di accesso alla cultura delle masse?

MACHIAVELLI. Certo, e proprio per questo ritengo che si debbano preservare e sviluppare competenze specifiche.

IL TENERISSIMO. Questione di punti di vista.

MACHIAVELLI. Sì, ma intanto l’università pubblica è stata messa alla gogna, a tutto vantaggio della comunicazione televisiva.

IL TENERISSIMO. Tema sacrosanto, ma abbastanza abusato, ne converrete.

MACHIAVELLI. Allora ve lo ripropongo in poesia. L’ho letta in una rivista. Che ne dite?

IL TENERISSIMO. Avanti!

MACHIAVELLI. Si tratta di un acrostico, cioè un componimento in cui le lettere iniziali dei versi, lette dall'alto in basso, formano una parola o una frase.

IL TENERISSIMO. Fin qui ci arrivo anch’io.

MACHIAVELLI. Me ne compiaccio. Ecco il testo:

Allegria! (di naufragi) ovvero Le ceneri di Mike.

Niente funerali di Stato per Edoardo Sanguineti

A Andrea Cortellessa

Mi sembrava di dover celebrare una morte,
Invece sono qui a piangerne due;
Kyrie eleison per l’Università
E per l’alfiere della sua alterità.

Bello non era. Un Bronzo di Riace,
Ostentava: “Dei due, quello che più vi piace”.
Nell’Aula Magna della Sapienza

Guizzava in libertà la sua sapienza,
Innesto dello Studio sull’amata Poesia,
Ossia: metà cultura, metà idiosincrasia.
Ripeto: oggi perdiamo sia lui, sia l’Accademia,
Nel Tele-Mondo che ad un Professore
Ormai antepone un Dio-presentatore.

IL TENERISSIMO. Rimango un po’ spaesato, ve lo confesso. Anche perché ho sempre avuto una certa simpatia per Mike Bongiorno, tanto più negli ultimi anni, quando la sua vecchiaia ha conosciuto un’inattesa, incantevole vena di autoironia.

MACHIAVELLI. Non ci riuscite proprio, a smentire il vostro soprannome…

IL TENERISSIMO. Insomma, un attacco del genere mi sembra francamente spropositato.

MACHIAVELLI. Spropositato? Ma non afferrate la gravità della situazione? I Funerali di Stato decretati in onore di Mike, vanno considerati alla stregua di una pura e semplice ignominia. Se il 29 maggio 1453 segnò la caduta dell’impero romano d’Oriente, il 12 settembre 2009 rappresenta la capitolazione intellettuale e morale delle istituzioni italiane. Per dirla con un’espressione coniata dai francesi, siamo di fronte a un’autentica Chernobyl culturale.

IL TENERISSIMO. Tombola!

MACHIAVELLI. Il perché è presto detto: in un paese che attinge ministri fra modelle di calendari, eurodeputati fra conduttrici tv, conferenzieri fra cantanti di night (e il ricordo indelebile corre a Franco Califano, acclamato ospite di una prestigiosa università romana), c’è da aspettarsi di tutto.

IL TENERISSIMO. Ma in definitiva, Bongiorno era un semplice professionista che svolgeva il suo lavoro onestamente.

MACHIAVELLI. Nessuno ne mette in dubbio le capacità di operatore dell’intrattenimento. Il punto è un altro: come mai le autorità hanno deciso di preferirlo a eroi, scienziati, artisti, uomini di dottrina?

IL TENERISSIMO. Non sarà mica una ventata corporativa, la vostra?

MACHIAVELLI. E se anche fosse? Fino ad oggi, i senatori a vita si chiamavano Eugenio Montale, Rita Levi Montalcini, Mario Luzi. Adesso si è pensato a un presentatore televisivo come Mike Bongiorno. Ecco in che modo si è arrivati al “sabato nero” del 12 settembre. Accuratamente dissodato da una sinistra ansiosa di meticciato, riscoperta dei generi, livellamento fra cultura alta e bassa, il terreno è stato finalmente consegnato al suo legittimo proprietario: il padrone dei media.