Fuga di cervelli: il talento dei laureati italiani in giro per il mondo

Fuga di cervelli: il talento dei laureati italiani in giro per il mondoPoche opportunità di trovare un lavoro che sia degno di questo nome e una laurea dal valore della vecchia licenza media. Prosegue senza soluzione di continuità la ‘fuga dei cervelli’che sta portando decine di migliaia di neolaureati a varcare le Alpi in cerca di fortuna.

Stanchi di inviare curriculum vitae a vuoto e di spendere capitali in master senza un futuro, il popolo dei neolaureati è sempre più indirizzato per il salto oltre confine alla ricerca di un’occupazione che possa ripagarli dei sacrifici fatti per quasi 20 anni su cataste di libri. L’Italia è ‘un Paese per vecchi’ come dimostra l’età media degli occupati nei settori chiave del mondo lavorativa, pertanto la migrazione è una scelta forzata per gli under 30 desiderosi di affermarsi e di fare carriera nel proprio ramo professionale. Si tratta di una migrazione 2.0 che ricalca, a distanza di oltre 60 anni, quella dei nostri nonni e bisnonni che con la classica valigia di cartone si imbarcavano per raggiungere Stati Uniti e Australia, oppure in treno raggiungevano i paesi più ricchi dell’Unione Europea. Una situazione paradossale, come paradossale è il fatto che i nostri stipendi sono statisticamente la metà di quelli percepiti dai nostri genitori, che hanno usufruito del boom economico e del sistema dei ‘posti’ tanto caro alla prima e all’inizio della seconda Repubblica.

Le mete predilette negli sette anni sono quasi identiche all’epoca della grande migrazione: Svizzera, Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Le fughe riguardano soprattutto Ingegneri, geologi, laureati in Medicina e Farmacia. Ogni anno un numero elevato di laureati si cancella dagli Albi Professionali per varcare il confine alla ricerca del lavoro, mentre sono migliaia quelli che mantengono le iscrizioni per essere abilitati nei Paesi ospitanti.

I motivi del trasferimento all’estero sono molteplici. In primo luogo annoveriamo la forte richiesta e gli stipendi più alti, che alcuni paesi come la Svizzera possono offrire ai nostri laureati con competenza e un minimo di esperienza nel settore. In secondo luogo il superamento di quell’imbuto formativo che non consente ai nrolaureati di entrare nelle scuole di specializzazione e migliorare le proprie skills. In terzo luogo il desiderio di fare un’esperienza di vita a 360° lontano dalla protezione di amici e parenti. Quest’ultimo fattore è frutto anche della scarsa considerazione che gli under 30 hanno nei confronti delle politiche economiche e di sviluppo dell’occupazione adottate in quest’anno dai vari governi che si sono alternati alla guida dell’Italia.

Per mettere un freno all’ormai famosa ‘fuga dei cervelli’ serve un cambiamento radicale nell’approccio dei nostro governanti al problema occupazione, una svolta che dovrebbe essere finalizzata alla creazione di nuovi posti di lavoro stabili e allo svecchiamento di una forza lavoro guidata dagli over 50. Il futuro del nostro Paese è nelle loro mani, ma se precarietà e disoccupazione sono i punti fermi il nostro talento rischia di essere sprecato e messo a disposizione di altri Paesi.