Storia della fotografia

Fotografo

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La fotografia, per quanto si possa pensare sia relativamente moderna (la prima fabbrica di macchine fotografiche, in fin dei conti, risale solo al 1839), affonda le proprie radici in un passato molto remoto, fino a giungere ad Aristotele (IV secolo a.C.).

L’invenzione della macchina fotografica, oggetto tanto comune al giorno d’oggi tanto da essere integrata anche all’interno di telefoni meno costosi,  affonda le proprie radici molto indietro nel tempo (fino a IV secolo a.C.) quando il filosofo Aristotele notò il fenomeno alla base della successiva camera obscura: la luce, passando attraverso un foro (detto successivamente stenopeico), proiettava su una superficie opposta  al foro stesso l’immagine che si può vedere attraverso il foto stesso, ma capovolta. Notò anche come, al ridursi del foro, l’immagine risultava essere più nitida ma meno luminosa, e viceversa.

Nel corso dei secoli, furono in parecchi ad occuparsi dello studio di questo fenomeno ma dobbiamo attendere il IX secolo, e il matematico ed astronomo arabo Alhazen, per vedere la prima camera oscura: una scatola di legno dotata da un lato di un foro da cui filtrava la luce e dall’altro uno schermo sul quale veniva proiettata l’immagine della scena posta dinanzi al foro capovolta.

Successivamente, la camera oscura ha interessato tantissimi scienziati, inventori (ricordiamo che anche Leonardo da Vinci ne ha scritto a proposito sul Codice Atlantico) ma soprattutto pittori: non molti sanno che tanti artisti usarono una camera oscura a dimensioni umane per realizzare i propri dipinti. Lo stesso Caravaggio ha realizzato tantissime delle sue opere lavorando all’interno di una camera oscura: questo spiega la perfezione e le proporzioni millimetriche delle sue opere.

La prima vera rivoluzione avvenne solo in tempi recenti, ovvero nel 1827, quando il francese Joseph Nicéphore Niépce realizzò il primo scatto della storia della fotografia. Da quel momento la corsa alla realizzazione di uno strumento atto a catturare la realtà fu molto rapida, in particolare per quanto riguardava le superfici in grado di reagire alla luce, quelle che poi saranno definite, in tempi moderni, pellicole (all’inizio erano delle lastre metalliche ricoperte di sostanze fotosensibili, decisamente scomode da maneggiare e soprattutto non in grado di “mantenere” l’immagine per un periodo temporale lungo). Pellicole che videro la luce, nella loro prima versione, nel 1883 a firma George Eastman (il fondatore della Kodak).

E fu la stessa Kodak e definire l’evoluzione di tutta la fotografia fino ai giorni nostri: nel 1914 creò la prima pellicola a colori (commercializzata poi nel ’36), nel 1963 inventò l’avanzamento automatico del rullino (utilizzato poi da tutte le macchine fotografiche analogiche), e nel 1975 (a firma Steven Sasson) inventò la macchina fotografica digitale, realizzando il primo sensore da 0,01megapixel. Sempre Kodak realizzò, nel 1990, il sistema CD Photo (ovvero la possibilità di usare un CD per salvare le fotografie scattate) e nel 1991 la prima reflex totalmente digitale, segnando di fatto la nascita dell’era della fotografia digitale e, senza saperlo, la fine della stessa Kodak (fallita nel 2012).

A partire dal 1991, fu l’inizio dell’ascesa dei produttori giapponesi, controbilanciata dalla chiusura o dal drastico ridimensionamento di tantissime realtà europee che fino alla metà del ‘900 avevano dominato il mercato fotografico (per la cronaca, il colpo di grazia ai costruttori europei arrivò nel 1941 quando Nikon immise sul mercato la reflex che fece cambiare il vento: questa macchina fu considerata un vero gioiello tecnologico, tanto da essere usata in massa dalla stampa americana.